IL BRUTTO ANATROCCOLO

RUBRICA   DEL   LUNEDI

Lo StarGate della Salute – L’Uomo Nuovo

A   cura   di   Villaggio   Ranco

Benvenuti alla SECONDA puntata della Rubrica della Salute, uno spazio in cui informarsi, condividere e confrontarsi sulle tematiche della salute e del benessere.

Si parlerà di metodi antichi e futuri di guarigione e prevenzione, dalla semplice imposizione delle mani all’utilizzo della medicina quantistica e quindi delle Nanotecnologie, senza dimenticare l’uso delle piante e del Paesaggio.

 

L’ARGOMENTO DI QUESTA SERA:

Il Brutto anatroccolo
Fiaba Hans Christian Andersen

Il brutto anatroccolo:

L’estate era iniziata; i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna.
In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli vicini ad un laghetto, mamma anatra aveva iniziato la nuova cova.
Siccome riceveva pochissime visite, il tempo le passava molto lentamente ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole… finalmente, uno dopo l’altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire alcuni adorabili anatroccoli gialli.

– Pip! Pip! Pip! Esclamarono i nuovi nati, il mondo è grande ed è bello vivere!-
– Il mondo non finisce qui,- li ammonì mamma anatra,- si estende ben oltre il laghetto, fino al villaggio vicino, ma io non ci sono mai andata. Ci siete tutti? – Domandò.
Mentre si avvicinava, notò che l’uovo più grande non si era ancora schiuso e se ne meravigliò.
Si mise allora a covarlo nuovamente con aria contrariata.
– Buongiorno! Come va? – Le domandò una vecchia anatra un po’ curiosa che era venuta in quel momento a farle visita.

– Il guscio di questo grosso uovo non vuole aprirsi, guarda invece gli altri piccoli, non trovi che siano meravigliosi?-
– Mostrami un po’ quest’uovo. – Disse la vecchia anatra per tutta risposta. – Ah! Caspita! Si direbbe un uovo di tacchina! Ho avuto anche io, tempo fa, Questa sorpresa: Quello che avevo scambiato per un anatroccolo era in realtà un tacchino e per questo non voleva mai entrare in acqua. Quest’uovo è certamente un uovo di tacchino. Abbandonalo ed insegna piuttosto a nuotare agli altri anatroccoli!-
– Oh! Un giorno di più che vuoi che mi importi! Posso ancora covare per un po’. – Rispose l’anatra ben decisa.-
– Tu sei la più testarda che io conosca! – Borbottò allora la vecchia anatra allontanandosi.
Finalmente il grosso uovo si aprì e lascio uscire un grande anatroccolo brutto e tutto grigio.
– Sarà un tacchino! – Si preoccupò l’anatra. – Bah! Lo saprò domani!-
Il giorno seguente, infatti, l’anatra portò la sua piccola famiglia ad un vicino ruscello e saltò nell’acqua: gli anatroccoli la seguirono tutti, compreso quello brutto e grigio.
– Mi sento già più sollevata, – sospirò l’anatra, – almeno non è un tacchino! Ora, venite piccini, vi presenterò ai vostri cugini.-

La piccola comitiva camminò faticosamente fino al laghetto e gli anatroccoli salutarono le altre anatre.
– Oh! Guardate, i nuovi venuti! Come se non fossimo già numerosi!… e questo anatroccolo grigio non lo vogliamo! – Disse una grossa anatra, morsicando il poverino sul collo.-
– Non fategli male! – Gridò la mamma anatra furiosa – E’ così grande e brutto che viene voglia di maltrattarlo! – Aggiunse la grossa anatra con tono beffardo.- E’ un vero peccato che sia così sgraziato, gli altri sono tutti adorabili, – rincarò la vecchia anatra che era andata a vedere la covata.
– Non sarà bello adesso, può darsi però che, crescendo , cambi; e poi ha un buon carattere e nuota meglio dei suoi fratelli, – assicurò mamma anatra, –
-La bellezza, per un maschio, non ha importanza, – concluse, e lo accarezzò con il becco – andate, piccoli miei, divertitevi e nuotate bene!-
Tuttavia, l’anatroccolo, da quel giorno fu schernito da tutti gli animali del cortile: le galline e le anatre lo urtavano, mentre il tacchino, gonfiando le sue piume, lo impauriva.
Nei giorni che seguirono, le cose si aggravarono: il fattore lo prese a calci e i suoi fratelli non perdevano occasione per deriderlo e maltrattarlo.

Il piccolo anatroccolo era molto infelice. Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe.
Gli uccelli, vedendolo, si rifugiarono nei cespugli. “sono così brutto che faccio paura!” pensò l’anatroccolo.
Continuò il suo cammino e si rifugiò, esausto, in una palude abitata da anatre selvatiche che accettarono di lasciargli un posticino fra le canne.

Verso sera, arrivarono due oche selvatiche che maltrattarono il povero anatroccolo già così sfortunato.
Improvvisamente, risuonarono alcuni spari… le due oche caddero morte nell’acqua! I cacciatori, posti intorno alla palude, continuarono a sparare. Poi i lori cani solcarono i giunchi e le canne. Al calar della notte, il rumore cessò.
Il brutto anatroccolo ne approfittò per scappare il più velocemente possibile. Attraversò campi e prati, mentre infuriava una violenta tempesta. Dopo qualche ora di marcia, arrivò ad una catapecchia la cui porta era socchiusa.
L’anatroccolo si infilò dentro: era la dimora di una vecchia donna che viveva con un gatto ed una gallina. Alla vista dell’anatroccolo, il micio cominciò a miagolare e la gallina cominciò a chiocciare, tanto che la vecchietta, che aveva la vista scarsa, esclamò:
– Oh, una magnifica anatra! Che bellezza, avrò anche le uova… purché non sia un’ anatra maschio! Beh, lo vedremo, aspettiamo un po’!-La vecchia attese tre lunghe settimane… ma le uova non arrivarono e cominciò a domandarsi se fosse davvero un’anatra! Un giorno, il micio e la gallina, che dettavano legge nella stamberga, interrogarono l’anatroccolo:
– Sai deporre le uova? – domandò la gallina;
– No… – rispose l’anatroccolo un po’ stupito.
– Sai fare la ruota? – domandò il gatto;
– No, non ho mai imparato a farla! – rispose l’anatroccolo sempre più meravigliato.
– Allora vai a sederti in un angolo e non muoverti più! – gli intimarono i due animali con cattiveria.Improvvisamente, un raggio di sole e un alito di brezza entrarono dalla porta.

L’anatroccolo ebbe subito una grande voglia di nuotare e scappò lontano da quegli animali stupiti e cattivi.
L’autunno era alle porte, le foglie diventarono rosse poi caddero.
Una sera, l’anatroccolo vide alcuni bellissimi uccelli bianco dal lungo collo che volavano verso i paesi caldi. Li guardò a lungo girando come una trottola nell’acqua del ruscello per vederli meglio: erano cigni! Come li invidiava!
L’inverno arrivò freddo e pungente; l’anatroccolo faceva ogni giorno un po’ di esercizi nel ruscello per riscaldarsi. Una sera dovette agitare molto forte le sue piccole zampe perché l’acqua intorno a lui non gelasse: ma il ghiaccio lo accerchiava di minuto in minuto… finché, esausto e ghiacciato, svenne.
Il giorno seguente, un contadino lo trovò quasi senza vita; ruppe il ghiaccio che lo circondava e lo portò ai suoi ragazzi che lo circondarono per giocare con lui. Ahimè, il poveretto ebbe una gran paura e si gettò prima dentro un bidone di latte e poi una cassa della farina. Finalmente riuscì ad uscire e prese il volo inseguito dalla moglie del contadino.

Ancora una volta il brutto anatroccolo scappò ben lontano per rifugiarsi, esausto, in un buco nella neve.
L’inverno fu lungo e le sue sofferenze molto grandi… ma un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata!
L’anatroccolo si accorse che le sue ali battevano con molto più vigore e che erano anche molto robuste per trasportarlo sempre più lontano. Partì dunque per cercare nuovi luoghi e si posò in un prato fiorito. Un salice maestoso bagnava i suoi rami nell’acqua di uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose. Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L’anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando:
– Ammazzatemi, non sono degno di voi!-

Improvvisamente si accorse del suo riflesso sull’acqua: che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non era più un anatroccolo grigio… era diventato un cigno: come loro!!
I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza.
Mise la testa sotto le ali, quasi vergognoso di tanti complimenti e tanta fortuna: lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato.

Hans Christian Andersen

 

RICETTA   ALIMURGICA   PERFETTA

IL MONDO SI E’ IMBRUTTITO

MA DENTRO DI NOI C’E’ UN IMMENSO UNIVERSO DI BELLEZZA E DI MERAVIGLIE INSCOPERTE

LA BELLEZZA PERDUTA

L’UNIVERSO, LE PIANTE, LA TERRA, LA MUSICA, TUTTO Ciò CHE CI CIRCONDA è A NOSTRA DISPOSIZIONE

SENZA FRETTA, UN PASSETTO ALLA VOLTA VERSO LA NOSTRA METAMORFOSI !

 

Sapori, odori, profumi, tutta la gamma di colori in un piatto dal sapore leggermente acidulo ma dalla fragranza leggera e profumata.

I colori dell’autunno in un piatto leggero dai sapori del territorio.

Aprire la propria porta di casa e raggiungere con pochi passi distanze dove raccogliere erbette per preparare la nostra prima ricetta di metamorfosi, gustosa e preziosa.

Non più grassi inutili e sapori artificiali ma un piatto per il palato e per il fegato.

Tu con poche mosse e poca spesa puoi realizzare a casa tua una medicina efficace e sicura da consumare fredda per tutto l’inverno.

Ogni giorno deve essere presente sulla nostra tavola.

Perché non rischiare di stare meglio? Oggi giorno si ha solo una sicurezza, quella di ammalarsi.

Perchè non rischiare di stare meglio e mutare il nostro stato stanco e sofferente in esseri meravigliosamente belli e sereni?

Non c’è più tanto tempo, la metamorfosi ci aspetta. Gli ingredienti della metamorfosi sono semplici e facili:

 

Erbette di campo

Sole / Luna

Acqua sorgiva

Mille fiori

Tanta voglia di esprimere la bellezza che abbiamo nel cuore.

 

Ora non rimane che preparare la ricetta perfetta per questo primo passo verso la nostra purificazione.

! Puliti dentro e belli fuori !

Questo slogan è entrato in tutte le case ed è ormai conosciutissimo ed è forse l’ unica cosa vera della TV.

Questa ricetta è quella per sentirsi puliti dentro e belli fuori.

Se consumate per tutto l’inverno, all’ apparir del vero ti scoprirai mutato in cigno !

La tua pelle vivificherà, il tuo corpo vivificherà ed il tuo spirito si rallegrerà di cotanto splendore.

I tuoi amici cominceranno a vederti con nuovi occhi.

Ormai non c’è più tanto tempo per rincorrere la salute, bisogna cominciare da ieri a lavorare.

 

 

 

RICETTA PERFETTA

Di tutto un po’ e di sale niente

 

INGREDIENTI

 

 

Prendi di tutto un pochino e forma un intingolo per il tuo pancino.

Non usare strane salse, ma impreziosisci solo con fiori a manciatine sparse.

Raccogli di tutto un po’ e portalo in tavola, lavalo e se vuoi taglialo un po’.

Non sprecare nulla, ogni cosa è preziosa per il tuo corpo e la tua mente.

Non ti dimenticare di aggiungere sempre un pizzichino di MENTA, rivitalizza la psiche e giova allo stomaco indurito dalla tanta bruttezza che i media ci fanno vedere ed ascoltare.

Raccogli nel tuo orto o chiedi al tuo vicino un pochino di prezzemolo per rendere il piatto appetitoso e gustoso per non dire delizioso.

Non c’è cosa più divina che aggiungere nell’insalatina un pochino di PERSICHINA, piccantina ma assai genuina e dona al corpo tonicità e vivacità.

Ma niente sale per carità!

Raccogli sempre nel tuo orticello o quello del vicino un pochino di ERBA TRINITA’ (Hepatica nobilis) solo uno o due pizzichi di foglioline tritate da usarsi con parsimonia come se costasse a peso d’oro.

Ora che dire di tutte quelle belle piantine che s’invitano da sole alla nostra ricetta?

Abbonda pure di TARASSACO sia in foglie che in fiori.

Abbonda con SCARPIGNI e RADICCHI sia in foglie che in fiori.

Abbonda con ROSOLACCI (Papate) in foglie.

E non ti dimenticare di aggiungere fiorellini di CALENDULA qua e là preziosi per i cuori stanchi, affaticati e soli.

Ultimo ingrediente prezioso ed indispensabile è: tanto tanto Amore nel prepararlo condendolo con buon Olio di Oliva.

Da consumarsi preferibilmente prima di ogni pasto.

BUON APPETITO !

Villaggio Ranco augurandovi buon appetito, rimane a disposizione per condivisioni e chiarimenti !

 

 

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